Sapete a che Gioco state giocando?

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In 10 anni di guerra nel Vietnam, gli Stati Uniti persero all’incirca 58.000 uomini mentre i Nord Vietnamiti persero circa 3 milioni di persone. Gli Stati Uniti vinsero la maggior parte delle battaglie, compreso il famoso attacco di sorpresa durante il Têt, respinto completamente in circa 1 settimana.

Ora c’è da chiedersi: come è possibile che gli Stati Uniti, dopo aver quasi decimato i nemici, vinto la maggior parte delle battaglie e quasi tutte quelle importanti, alla fine, abbiano perso la guerra?

Ci sono diversi punti di vista e definizioni sul significato di vincere o perdere. Nel 1996, James P. Carse, professore emerito di storia e letteratura delle Religioni presso l’Università di New York, ipotizzò una visione della vita attraverso la lente dei giochi e delle possibilità. Il libro, naturalmente, finì nella sezione “non -best seller”.

Possiamo riassumere così la sua visione.

Esistono almeno due tipi di giochi: i Giochi Finiti e i Giochi Infiniti. La prima nota è relativa al concetto di gioco: si deve avere almeno un avversario per definirlo tale (altrimenti si chiama “solitario”). Un gioco viene classificato come finito quando: i giocatori sono identificati, le regole sono concordate e l’obiettivo è stato fissato. I giochi finiti sono quelle attività strumentali – dallo sport, alla politica fino alla guerra – che vengono giocati con l’obiettivo di VINCERE.

Nei Giochi Infiniti ci sono giocatori conosciuti e sconosciuti che interagiscono, le regole sono mutevoli e di conseguenza cambiano col tempo e l’obiettivo è quello di far sì che il gioco continui … o almeno di poterci giocare il più a lungo possibile.

Nel suo libro, Carson estende questo concetto attraverso tutte le vicende umane, anche se intellettualmente distanti tra loro, raggiungendo un cambio di prospettiva tale da poter avvicinare il sesso e il giardinaggio.

Cosa succede quando un giocatore finito incontra un giocatore finito? Semplice, il sistema è stabile, come il calcio. Lo stesso vale tra due giocatori infiniti. La guerra fredda ha solo cambiato “terreno” ma è tutt’ora stabile perché, come allora, non può esistere un VINCITORE o un PERDENTE. Ciò che succede in un gioco infinito è che il giocatore continua fintanto che non ha esaurito il desiderio o le risorse per giocare (e solitamente le seconde finiscono prima). In quel caso è il giocatore che ABBANDONA il gioco, ma il gioco di per sé continua.

Quando mettiamo un Giocatore Finito con un Giocatore Infinito l’unica certezza è che il primo gioca per VINCERE, il secondo per CONTINUARE A GIOCARE. Le loro scelte strategiche sono così profondamente diverse da portare con sé un unico risultato: il Giocatore Finito si trova nel più totale pantano e nel suo insistere nel voler “vincere” consumerà risorse e volontà… mentre l’altro continuerà a giocare perché “il gioco non finisce mai”.

Ecco cosa è successo nei 20 anni di guerra in Vietnam. Non è che gli Americani abbiano “perso” la guerra, ma stavano giocando il gioco sbagliato: gli Americani cercavano di sconfiggere i Nord Vietnamiti mentre i Nord Vietnamiti stavano combattendo per ciò in cui credevano. Tutte le scelte strategiche fatte, portarono gli Stati Uniti in quel pantano, ne consumarono la volontà e le risorse per continuare e, infine, furono costretti ad abbandonare il gioco.

Nel ventaglio delle vicende umane, il mondo degli affari (intesi come attività economica in generale), che noi oggi chiamiamo per amor di inglesismi business, occupa abbondantemente più della metà della vita di chiunque e la vera domanda a questo punto non dovrebbe più essere «Fra quanto vado in pensione?» ma, piuttosto «Cosa lascio quando vado in pensione?».

Perché non esiste il concetto di vincere il business come non esiste il concetto di vincere la politica globale e certamente non esiste la possibilità di vincere l’educazione. Ho detto educazione, non formazione. Perché i giochi finiti si svolgono in un lasso di tempo (diploma, laurea=formazione) mentre i giochi infiniti sono giocati nel tempo (come lo sviluppo di facoltà e attitudini=educazione). I primi sono definiti dai loro confini, i secondi dai loro orizzonti. Ogni mossa di un Giocatore Infinito è verso l’orizzonte e ogni mossa di un Giocatore Finito è dentro i suoi confini.

Il business esiste da molto prima di qualsiasi azienda apparsa sul nostro pianeta e sopravviverà a qualsiasi azienda che oggi conosciamo. Per questo non esiste il concetto di vincere il business. E la ragione in realtà è semplice: non abbiamo concordato le regole del gioco.

Ascoltate il linguaggio di molte aziende o anche di molte organizzazioni: “Siamo i migliori o I numeri 1”, “Vogliamo battere la concorrenza”, “Siamo i primi in classifica”, etc.

Ma, scusate, basato su quali criteri? Revenues, profitti, quote di mercato, superficie media degli uffici, numero di dipendenti calvi? Basato su quale lasso di tempo? Trimestri, quadrimestri, un anno, 5, 10, 20, 50? Non abbiamo concordato questi standard, come potete dichiararvi vincitori quando non ci si è accordati sulle regole? I riconoscimenti puntano al passato e soprattutto si basano su di un passato i-r-r-i-p-e-t-i-b-i-l-e (ho reso l’idea?). Perché ogni metrica che scegliamo crea un confine di classificazione arbitraria, che ci dice dove siamo stati ma non dove andremo.

Il che significa che, se giochi secondo quelle regole diventa sempre più difficile mantenere le risorse per rimanere in gioco. I soldi diventano l’obiettivo primario e si consuma la volontà delle persone di impegnarsi per far si che la tua organizzazione vada avanti.

Ora ti chiedo: tu, a quale Gioco stai giocando?

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