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Voi ridete, ma non è stato affatto semplice.
C’è da dire che ha lavorato una vita in IBM e ha cominciato con le schede perforate. Quindi almeno le basi le ha. Prima di tutto conosce la differenza tra hardware e software. E già questo mi ha semplificato la vita.
Il primo concetto che ho dovuto fargli passare è che adesso i software possono anche non essere residenti sul nostro PC (ovvero non essere installati).
E dovevate vedere l’espressione di mio padre. Impagabile.
Esempi? Ho sciorinato tutti quelli che mi venivano in mente e che lui poteva capire. Posta elettronica, Dropbox, Office365 (che non uso ma gli ho fatto vedere). E lui annuiva. E io gongolavo convinta di avergli fatto capire come funziona.
Accesso ad applicazioni sofisticate. Pagamento solo per le risorse usate e non per tutto il pacchetto. Accesso ai dati da qualunque luogo, etc. Sembravo la pubblicità della Microsoft.
Finché non mi liquida con un “Sì, carino tutto, ho capito che hai dei vantaggi, e non solo economici. Ma, alla fine, cosa fa di diverso da un software installato sul pc?”
Ecco la saggezza di chi ne sa più di noi.
Abbiamo dibattuto sul fatto che, anche se usi il pacchetto di Office online, nessuno crea contenuti al posto tuo. Che Excel è una semplice tabella a doppia entrata, e che da solo non crea dei business plan. Che i servizi in cloud funzionano se li usi e che se si lavora in più persone sullo stesso file si fa casino e basta. E che se la tua connessione internet sparisce sei tagliato fuori dai tuoi “programmi”.
E come dargli torto? Ci sono i pro e i contro come per qualsiasi cosa. È un po’ come incolpare le automobili per gli incidenti. Ma non è la macchina che supera i limiti di velocità, siamo noi che la guidiamo (fintanto che non avremo KIT di Supercar in tutte le nostre strade… e forse a quel punto non avremmo più incidenti).
Insomma, per riassumere il pensiero di mio padre, i software sono uno strumento. E come tutti gli strumenti, da soli non fanno niente.
E ho pensato a quante volte invece demandiamo letteralmente le nostre competenze ad un software (al primo che dice “io no”, ricordo il correttore automatico di word…).
Un SaaS, oggi più che mai, è diventato uno strumento perennemente presente nelle nostre vite, sia fisiche che digitali. Questo però non ci sostituisce e non ci toglie la responsabilità del come usarli.
È vero, noi abbiamo creato un Saas, Valutando. È uno strumento che aiuta a comprendere le caratteristiche di un candidato. Ma non si può e non si deve sostituire ad una sana valutazione di chi si ha davanti. Certo, evita fastidiosissimi errori, ti obbliga a porre l’attenzione sull’individuo e non su quanti soldi abbia o su quanti certificati abbia appesi nella sua stanza.
Il nostro SaaS è una bussola: ti indica i punti cardinali, ma non ti dirà mai quale strada percorrere né quale direzione da prendere.
Queste sono scelte che spettano ad ognuno di noi.